1. Il Mulino Di Giusto di Reana del Rojale. Il solo mulino oggi rimasto nella zona di Reana, superstite di almeno una trentina di mulini che fin dal XVII secolo erano attivi nella zona. Come noto il mulino sfrutta la forza dell’acqua in caduta, in questo caso le cascata dell’acqua della roggia, per far girare le pale che a loro volta fanno ruotare la macina che riduce il mais in farina.
2. Una fontana storica di Sappada. Nella cosidetta “Sappada vecchia” ci sono diverse fontane che attestano l’uso della popolazione locale di attingere acqua pulita senza dover raggiungere le lontane sorgenti.
3. L’attività della pesca a Grado. Grado, città di mare. Come spesso accede per le città costiere, soprattutto un tempo viveva essenzialmente di pesca e delle attività ad essa legate. Oggi non è più così, ma il mare rimane comunque una importante risorsa economica.
4. Il lavatoio del Glemine a Gemona del Friuli. Storica struttura posta sulla strada che da Silans sale al Duomo di Gemona che fungeva da lavatoio pubblico. La struttura originaria risale alla metà del Cinquecento, mentre nell’Ottocento ha assunto la sua forma definitiva. Luogo di incontro e di socializzazione per le donne che lì si ritrovavano per lavare i panni.
5. Le Risorgive di Codroipo. Il Parco delle Risorgive sorge nel territorio di Codroipo, a sud della città, con l'obiettivo di preservare la zona umida che qui trova origine. L'area, di circa quarantacinque ettari, è ricca di acque di risorgiva e corsi d'acqua, i quali contribuiscono a dare vita al fiume Stella. Presenta, inoltre, molte specie di flora e fauna tipica locale. Il Parco delle Risorgive è un'oasi naturalistica di estremo valore.
6. Le Rogge a Udine. Può sembrare strano, ma Udine nacque e iniziò a svilupparsi solo dopo che l’acqua del Torre, a Zompitta, venne incanalata e portata verso la città sfruttando la pendenza del territorio, prima che si disperdesse fra la ghiaia della pianura. Con le loro vive correnti, le rogge hanno mosso molti macchinari generando le prime attività industriali. Su questi corsi d’acqua, infatti, sorgevano una cinquantina di grandi ruote idrauliche che azionavano alcuni mulini e filatoi, alimentando molte attività specialmente nella zona di Borgo Grazzano e Borgo Gemona. L’acqua era fresca, chiara, limpida e pulita. La si considerava potabile o comunque utilizzabile.
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