La Storia
La Chiesa della Beata Vergine del Carmine fu costruita tra il 1503 e il 1525 dagli udinesi per i frati Carmelitani, arrivati a Udine nel 1483. Nel 1770 i Carmelitani dovettero abbandonare il convento per un Decreto della Repubblica veneta con cui venivano soppresse alcune corporazioni religiose formate da meno di dieci componenti.
Nel 1771 ai Carmelitani, nella chiesa e nel convento di via Aquileia, subentrarono i Frati Minori Conventuali di San Francesco, i quali portarono nella chiesa assieme al culto di Sant’Antonio di Padova, l’arca trecentesca con le spoglie mortali del confratello Odorico Mattiussi da Pordenone, frate missionario che nel 1318 partì per portare il vangelo nella lontana Cina. Beatificato da papa Benedetto XIV nel 1755, attualmente è in corso il processo della sua canonizzazione. Nel 1806, per le leggi napoleoniche che soppressero numerosi conventi udinesi, compreso quello di via Aquileia, i francescani lasciarono chiesa e convento.
Due anni dopo la chiesa assunse le funzioni parrocchiali tenute fino allora dalla antica ed angusta chiesa dei SS. Pietro e Paolo, che sorgeva in fondo alla via, dove oggi si trova Piazzetta del Pozzo. Nel 1831 la chiesa venne riconsacrata con il titolo definitivo di Beata Vergine del Carmine e dei SS. Pietro e Paolo.
La Facciata
La chiesa si affaccia su via Aquileia, un po' arretrata fra le case. Presenta all’esterno la tipica facciata del tardo Seicento, con tetto "a capanna" e con una nicchia al centro occupata da una bella statua in pietra che raffigura La Vergine col Bambino eseguita, come le altre che fanno coronamento ai pilastri della cancellata, nella Bottega dello scultore veneziano Giovanni Bonazza (1654-1736).
Il Soffitto
Appena entrati lo sguardo corre a quello che fra gli esperti è indicato come “il più bel soffitto barocco del Friuli”, quasi 700 metri quadrati di affresco. Una delle preziosità del soffitto riguarda la spettacolarità delle illusioni prospettiche che, con la sola tecnica pittorica, ricreano un’architettura barocca fatta di colonne, archi, volte, loggiati affollati di Angeli e terrazze.
Al centro del soffitto dell'aula è rappresentata la Madonna del Carmelo che offre lo scapolare a S. Simone Stock, primo superiore generale dell'Ordine dei Carmelitani. Sulle pareti intorno corre il fregio a chiaroscuro. Entro medaglioni sono narrati Episodi dell'Ordine del Carmelo. La decorazione a fresco continua nel presbiterio: sul soffitto è rappresentata la Madonna del Carmelo in gloria adorata da Santi carmelitani e da Papa Giovanni XXII, che aveva avuto una visione della Madonna del Carmelo e che a Lei era particolarmente devoto. Sulla parete di fondo lo spazio è dilatato illusoriamente da prospettive architettoniche che si interrompono in basso per l'inserimento degli stalli lignei del coro.
Ignoto finora è l'autore o meglio gli autori, di questa complessa decorazione pittorica.
L’Altare Maggiore
Sconosciuto è pure il nome del maestro autore dell'elegante altare, che costituisce una delle più alte espressioni di scultura barocca in Friuli.
La parte anteriore della mensa è decorata con scene legate alla devozione della Madonna del Carmelo: al centro, la scena raffigura Un Angelo che porta in cielo le anime purganti devote allo scapolare; nelle due scene laterali, a destra, è rappresentato un uomo che sta per essere ucciso ed alza lo scapolare "salus in periculis" (salvezza nei pericoli) verso il suo assalitore; a sinistra una donna si piega verso un derelitto che alza lo scapolare "signum salutis" (segno di salvezza). Sopra la mensa si librano in volo Angeli e Cherubini che sostengono l'ovato entro cui è collocata l’antica immagine della Madonna col Bambino detta Madonna del Carmelo, risalente ai primi del ‘500. Ai lati del altare si aprono le due belle porte di accesso al coro, sopra cui sono posti i busti del profeta Elia e del profeta Eliseo, cari all'ordine Carmelitano.
Gli Altari laterali
L'armonioso insieme dell'aula è dato anche dai quattro altari laterali, due a destra e due a sinistra, eseguiti verso la fine del sec. 17°. Ricordiamo sul primo altare a sinistra, il bel Crocifisso ligneo appartenuto alla nobile famiglia Marchetti di Mantova e donato alla chiesa nel 1959. Sul primo altare a destra, detto "delle Reliquie", nascoste da una tavola dipinta raffigurante “La Madonna col Bambino fra San Giuseppe e San Gennaro e le anime del Purgatorio”, sono conservate numerose reliquie care alla religiosità popolare trasportate al Carmine dai Francescani: sono le reliquie della S. Croce, di S. Antonio di Padova, dei SS. Pietro e Paolo, di S. Isidoro e di S. Lucia, ma anche di S. Gennaro, di S. Nicola, di S. Colomba.
Le due Cappelle
Quella di sinistra è dedicata al Beato Odorico da Pordenone, quella di destra a Sant’Antonio di Padova. Sono ornate e arricchite da vetrate realizzate dall’artista friulano e parrocchiano del Carmine Arrigo Poz nel 2000 e nel 2001. Nella cappella di Sant’Antonio sono illustrate due storie che raccontano episodi della vita del Santo: S. Antonio predica ai pesci e S. Antonio annuncia il vangelo da un noce.
Nella cappella del Beato Odorico l’artista racconta tre momenti della vita di frate Odorico: nel tondo centrale è raffigurato il Beato, nella vetrata di sinistra è narrata la “Predicazione di Odorico fra e genti in Cina” e in quella di destra è ricordato il “Transito dell’arca in solenne processione dalla chiesa di San Francesco a quella del Carmine”.
L’arca del Beato Odorico
Il Beato Odorico era morto a Udine nel 1331 nel convento di S. Francesco dove si era ritirato dopo i lunghi viaggi dedicati alla predicazione in terra di Persia, in Caldea, in India e soprattutto in Cina. L'anno seguente (1332) fu collocato nella preziosa arca, opera dello scultore veneziano Filippo De Sanctis.
Nella facciata frontale è narrata La morte del Beato che giace sopra un sudario sorretto da due angeli, venerato dal Patriarca di Aquileia Pagano della Torre, dal gastaldo di Udine Bernadiggi, da tre frati e dal cameraro. Sotto, il rilievo raffigura il busto del Beato Odorico con due bandiere che simboleggiano i due continenti in cui si svolse la predicazione: l’Asia e l’Europa. Ai lati i busti di due angeli in preghiera. Agli angoli del Cassone sono poste le belle statue di S. Francesco e S. Chiara, Nel riquadro posteriore è raffigurato Odorico che predica ad una folla di fedeli, alzando la mano benedicente e stringendo, con la sinistra, il libro dei Vangeli. In alto un angelo ispira le parole e le azioni del frate francescano. Ai lati, le belle statue della Vergine Annunciata e dell'Angelo annunciante. In quest'opera Filippo De Sanctis inserisce, sulla tradizione plastica veneziana, resa più evidente dal contrasto cromatico tra il candido marmo e l'alabastro, le innovazioni della statuaria toscana, di Giovanni Pisano in particolare.
In prossimità della Cappella, nell’aula sulla parete sinistra, è conservato il dipinto che raffigura il Beato Odorico da Pordenone che benedice la folla. Uomini, donne e soldati sono ai suoi piedi. Il pittore, l'abate Francesco Grillo, si è ispirato al rilievo marmoreo eseguito da Filippo De Sanctis nell'arca del Beato nella vicina cappella, mantenendo quasi uguale la disposizione delle figure che nella pittura possono essere inserite entro un ambiente naturale fra alberi e piante verdi.
Le acquasantiere e le statue
Sono opera dei fratelli veneziani Bonazza le due acquasantiere seicentesche, che si trovano all’entrata della Chiesa, e, dello stesso periodo, le quattordici statue delle Virtù poste sopra mensole di marmo e collocate lungo le pareti dell'aula.
Le due acquasantiere presentano sopra la vasca in marmo grigio, due statue di elegante fattura in marmo di Carrara raffiguranti due Santi Carmelitani: S. Alberto da Trapani e S. Teresa d'Avila, fondatrice delle Carmelitane scalze.
Il monumento funebre
A metà della parete di destra è collocato il Monumento funebre di Antonio Savorgnan, il condottiero presente con le sue truppe nella guerra di Gradisca (1615-1617), signore di Pinzano e patrizio veneto. Il monumento fu fatto erigere dalla moglie Ortensia, nel 1627, quattro anni dopo la morte del Savorgnan.
Il chiostro
Nel chiostro annesso alla chiesa sono conservati cinque affreschi; le opere appartengono a tre epoche diverse. Le tre lunette centrali risalgono al 1500-1600. Si tratta di sei «ex-voto» raggruppati in tre dipinti semicircolari e separati da elementi decorativi. Ognuna rappresenta un intervento della Madonna del Carmine riconoscibile dallo scapolare. L’ambientazione in campagna e la presenza di corsi d'acqua sono caratteristiche comuni alle tre opere; in diversi casi sullo sfondo si intravede una città. Ad ogni immagine corrisponde una scritta in italiano e uno stemma araldico. Più recente il quarto ex voto, che potrebbe risalire all'Ottocento. Probabile che in quella posizione ci fosse un ingresso al pulpito, chiuso più tardi e decorato con un affresco con l'intento di riprodurre il tema delle lunette affianco. Di diversa natura, la lunetta verso la strada, che non rappresenta un ex-voto, ma l'immagine di un frate carmelitano che benedice altri due frati santi. In questo caso non vi sono né stemmi né scritte: la disposizione delle figure suggerisce che il dipinto, forse del Settecento, copriva l'intera parete, ma lavori alla parte inferiore del muro ne hanno reso questa parte irrecuperabile.



