L'organo

L’organo

L'organo della Chiesa del Carmine fu costruito nell’ultimo decennio del 1700 ed è tra le più grandi opere di Francesco Comelli, organaro udinese che operò tra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. L'opera originale si presentava, come oggi, racchiusa in un elegante cassone sistemato nella parte centrale della cantoria lignea. Cantoria e cassone furono eseguiti dal marangone Giuseppe Bertoli nel 1793.
La costruzione della cantoria e dell’organo sono dunque realizzate nel periodo nel quale la chiesa è retta dai padri francescani minori conventuali, che avevano abbandonato il loro antico convento nel 1770 (per lasciare il posto al nuovo ospedale cittadino) e che, trasferitisi in borgo Aquileia, avevano occupato i locali lasciati liberi dai Carmelitani.

l'organo

Francesco Comelli

Francesco Comelli va considerato, insieme al Callido, tra i migliori allievi di Pietro Nacchini che fu il continuatore della Scuola Organaria Veneta del ‘700. Del Comelli esistono ora poche opere: l'organo della Chiesa di Santa Maria Assunta di Fagagna, ancora intatto, quello di Ronchi dei Legionari, di Cortale, di Gorizia e, infine, quello della Chiesa del Carmine in Udine.
Nel Libro Storico della Parrocchia si riferisce che il sacerdote Giacomo Marcuzzi, in un opuscolo dedicato all'organo (edito nel 1890) scrisse del Comelli: «sarebbe divenuto molto celebre se non fosse stato preceduto dalla morte in buona età. Si dice che sia stato coinvolto nelle cose dei carbonari del 1821».
Accusato dal regime austriaco di esternare eccessivamente le sue simpatie per il precedente governo francese, venne imprigionato e soggiornò per un paio d’anni nelle carceri di Udine e Venezia. Questo ne compromise gravemente l’attività e la salute. Ciononostante il Comelli rimane degno d'essere annoverato tra i migliori fabbricatori d’organi. «Egli ha fatto pochi organi - continua il Marcuzzi - ma a giudizio degli intelligenti, quantunque non eguagli il Nacchini, supera nondimeno i discepoli di lui e anche il migliore fra essi, il Callido. Lavorava con lentezza ma con inappuntabile precisione. Non lasciava mettere mano a nulla dai suoi lavoranti che non fosse stato prima con ogni minutezza misurato e calcolato da lui stesso».
Durante la prima guerra mondiale l’organo venne rispettato e non requisito dalle autorità austriache per il suo valore intrinseco e perché eseguito appunto dalle mani del migliore tra gli allievi del celebre Nacchini.
L’impostazione generale degli strumenti da lui realizzati non presenta una sostanziale evoluzione rispetto a quelle del maestro Pietro Nacchini; la peculiarità invece va ricercata nella perfezione dei dettagli, nella meticolosa precisione costruttiva di tutte le parti.

L’assetto originario

L’organo del Carmine si presenta con una facciata, a piramide, come nella tradizione veneta, che non è stata manomessa; la consolle a finestra conteneva originariamente la tastiera a 47 tasti e la pedaliera di 18 tasti. A destra c'erano i pomelli estraibili dei registri in due file. La trasmissione era meccanica. I mantici (due) erano azionati a mano a mezzo corde.

Gli interventi successivi

Nel 1948 furono eseguiti lavori di ampliamento dalla ditta Fratelli Zanin di Camino al Tagliamento, con modifica parziale dell'impasto fonico, determinata dalla sostituzione di alcuni registri. La tastiera fu sostituita con una più ampia di 58 note e la pedaliera con una moderna di 27 note. Alcune modifiche vennero apportate poi sui registri, compromettendo la purezza fonica di questo organo settecentesco.
Per questo, con un successivo intervento di restauro effettuato negli anni 1973-74, sempre dalla ditta F.lli Zanin di Camino al Tagliamento, fu ripristinata la disposizione fonica originale. In quell’occasione, un nuovo organo positivo-espressivo a sistema elettromeccanico è stato collocato a fianco dell’antico, collegando alla sua consolle (posta nell’aula della chiesa) l’organo già esistente. Lo strumento “doppio” così sistemato, con la perfetta autonomia e funzionalità dell’organo antico, ha permesso di meglio servire alle celebrazioni liturgiche e di poter essere utilizzato anche per iniziative concertistiche .
Gli eventi sismici del 1976 hanno danneggiato solo marginalmente lo strumento sul quale nel 1988 la stessa ditta Zanin ha provveduto ad un nuovo intervento di manutenzione con pulitura e sostituzione/riparazione di piccole parti danneggiate.
Infine, dopo una quarantina d’anni, nel corso degli anni 2022-2024 si è provveduto ad una necessaria nuova e completa revisione dello strumento ad opera dell’organaro Renzo Grosso, sostenuta dal generoso contributo della Fondazione Friuli, nell’ambito del Bando Restauro 2024. L’organo è stato smontato in tutte le sue parti, pulito e assoggettato ad interventi di manutenzione e restauro delle singole parti che ne necessitavano. Al sapiente rimontaggio è seguita una minuziosa e paziente accordatura che ha riportato lo strumento all’antico splendore.

La cantoria

l'organo

Contemporaneamente all’ultimo intervento di manutenzione dell’organo si è colta l’occasione per il restauro anche della parte lignea che lo racchiude: si è così intervenuti su cassone e cantoria.
L’esecuzione di alcuni “tasselli” per sondare la stratigrafia presente e valutare la possibilità di riportare alla luce la finitura originaria, hanno confermato la presenza di più strati sovrapposti e, in molte parti, della completa cancellatura dello strato originario che non era quindi più riportabile alla luce. Le poche tracce rinvenute hanno consentito di fare alcune ipotesi che hanno poi orientato nell’intervento di restauro.
La rifinitura, presumibilmente a tempera, doveva essere di colore verde-azzurro nella cantoria, su cui si stagliavano i riquadri più scuri con raffigu-rati gli strumenti musicali incorniciati da profili dorati. Si ritiene che decisamente più bruno-marrone fosse il cassone centrale dell’organo.
L’intervento realizzato negli anni 2022-2024, a cura della ditta Esedra, ha consentito la ripulitura completa delle superfici, la chiusura a stucco delle fessurazioni esistenti e la riproposizione del colore originale per la cantoria; mentre per il cassone si è optato per una tonalità più chiara che rendesse più luminosa la controfacciata e più rispondente alla sensibilità moderna.

Curiosità

Il cassone dell’organo contiene 100 canne in legno e 1.200 in metallo. La canna più lunga è in legno e misura 5 metri; la più piccola è in metallo e ha la dimensione di una penna. La tastiera originale aveva i tasti bianchi in osso e quelli neri in legno d’ebano.

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