
Il disegno rappresenta la mano di un bambino, di un genitore e di un catechista, cioè di chi partecipa, in modi diversi, al catechismo. Le mani si incontrano e si stringono dandosi forza vicendevolmente, e in questa unione circolano le relazioni, il rispetto e la volontà di stare insieme. L’impegno che ognuno viene chiamato a dare porta l’energia e la volontà che creano e sostengono un vero gruppo.
Non si tratta di un contratto ma di un patto, di una collaborazione tra tutti i “coinvolti” dal catechismo.
Il significato del percorso catechistico poi ha valore solo se portato nella vita di ogni giorno per rendere viva in ognuno di noi la parola di Gesù.
I GENITORI (ma tutta la famiglia viene coinvolta, anche nonni, fratelli, …) fanno una scelta per i loro bambini.
La collaborazione li trasforma da spettatori a protagonisti nell’educazione cristiana dei loro figli.
L’accompagnamento, cioè lo stare vicino e il condividere coi loro bambini quello che vivono e sentono a catechismo. Questo è possibile solo se c’è:
l’interesse. Se non si chiede cosa si è fatto, se non si sperimenta poi anche in famiglia, l’ora di catechismo diventa uno spazio isolato e chiuso. Invece deve essere un sistema di vasi comunicanti (come è andata? A scuola, nello sport, ad una festa, anche a catechismo!). I bambini devono sentire l’importanza di quello che fanno.
Guida: mamma e papà indicano la strada, spiegano il percorso, affiancano nel cammino, danno il primo importantissimo esempio (ad es. per i bambini è prima fonte di meraviglia e poi di gioia vedere i genitori fare la Comunione).
I BAMBINI
L’ascolto: ai bambini si chiede di ascoltare e mettere nel bagaglio della loro vita la parola di Gesù, che arriva loro anche attraverso il Parroco e le catechiste.
La gioia: l’entusiasmo e la spontaneità non devono mancare. Sono proprie della loro meravigliosa età e danno vita agli incontri, che non sono né lezioni né scuola.
L’impegno: la voglia di esserci e di venire il più possibile e di stare attenti, di sforzarsi anche nello stare insieme con rispetto verso gli altri (compagni e catechisti).
La partecipazione: vogliamo bambini presenti il più possibile, ma anche attenti, svegli e vivaci, che dicano la loro!
I CATECHISTI
Per prima cosa il sorriso che vogliamo sia il nostro segno distintivo! Sorriso nell’accogliere ogni bambino e la sua famiglia, sorriso in quello che facciamo, senza musi lunghi, senza frustrazioni, senza giudicare, sempre con gioia e serenità.
L’impegno: ci vuole anche per i catechisti, come per i bambini. Perché bisogna esserci di persona e col cuore. Ci sono tante cose da preparare e da pensare per l’ora che passiamo coi bambini, non si può e non si deve improvvisare.
La disponibilità, per essere capaci di accogliere tutti con attenzione ed interesse. Amare ogni bambino per quello che è, con la sua storia ma anche con tutto il suo potenziale.
Bisogna essere pronti per rispondere a tutte le domande, anche a quelle difficili, con l’umiltà di non avere sempre una risposta (subito) ma la capacità di ascoltare e comprendere (per provare a dare una risposta domani).
La coerenza: chi è catechista lo è sempre, anche nella vita quotidiana, perché non si è credibili se questa scelta non forma poi la nostra vita. Non si può parlare dell’amore di Gesù urlando o minacciando per avere silenzio o attenzione, non si può chiedere alle famiglie di partecipare coi bambini alla messa se poi noi non siamo mai presenti.
