La cappella del Beato Odorico

Il viaggio e la vita

Secondo la tradizione Odorico Mattiussi nacque a Villanova (presso Pordenone) attorno all’anno 1285. Entrò giovanissimo tra i frati minori del convento di San Francesco in Udine dove prese gli ordini. Di lui si sa che trascorse del tempo come eremita, rifiutò incarichi nel convento e si dedicò alla predicazione. Ad un certo punto chiese l’autorizzazione di partire per il Catai, l’attuale Cina, allora sotto il dominio dei Mongoli.
Dalle memorie del suo viaggio dettate e raccolte nell’Itinerarium o Relatio, sappiamo che durante il suo lungo viaggio toccò Ceylon, Sumatra, Giava, il Borneo e l’arcipelago filippino. Durante il viaggio predicò, battezzò ed organizzò numerose comunità religiose. Pericoli, torture e rischi di ogni genere costellarono il suo viaggio verso la Cina che raggiunse nel 1324.


Dopo tre anni di permanenza e apostolato nell’attuale Pechino (1325-1328), l’arcivescovo Giovanni da Montecorvino gli ordinò di tornare a casa per chiedere al papa l’invio di altri frati.
Nel viaggio di ritorno Odorico attraversò Tibet, Pamir, Afghanistan, Persia e Armenia. Giunto a Venezia, nel 1330, partì diretto alla sede papale di Avignone. A Pisa, però, si ammalò e la tradizione riferisce che gli apparve San Francesco che gli ordinò di tornare al convento di Udine, dove morì, poco dopo il suo arrivo, il 14 gennaio 1331.

La venerazione

Dopo la morte, la salma venne collocata in una prima semplice tomba a terra, all’interno della chiesa di San Francesco, ma la notizia della sua scomparsa diede avvio a visite e pellegrinaggi continui alla tomba di quel semplice frate al quale fin da subito vennero attribuiti numerosi miracoli, che per ordine del patriarca di Aquileia, Pagano della Torre, vennero annotati ai fini della sua canonizzazione. I documenti andarono però perduti e questo ritardò i pronunciamenti delle autorità ecclesiastiche: fu solo il 2 luglio 1755 che Benedetto XIV ne riconobbe il culto, proclamandolo “beato”.

Una collocazione più degna

Ma la fama di Odorico e la sua venerazione furono così grandi fin dall’inizio, da suggerirne una sepoltura più degna e la stessa città di Udine accettò di accollarsi i costi della realizzazione di un’arca per custodirne le spoglie. I committenti fecero ricorso allo scultore veneziano Filippo de Santi che scolpì l’arca nella sua bottega nella laguna mentre la composizione fu affidata a maestranze locali.
L’arca venne trasportata via mare ad Aquileia e da qui via terra a Udine, dove, nel 1332, venne assemblata nella chiesa di San Francesco, in una cappella a lui dedicata e nella quale venne successivamente realizzato (nel 1435) da un pittore di formazione giottesco-padovana, un ciclo di affreschi, purtroppo andato in gran parte perduto. Quando nel 1771 i francescani lasciarono il loro convento (di san Francesco) e si spostarono in borgo Aquileia, trasferirono nella chiesa del Carmine anche le spoglie del confratello Beato Odorico Mattiussi da Pordenone assieme all’artistica arca marmorea che le conteneva. Il sepolcro venne però smembrato: il cassone trasformato in altare, le quattro colonne furono disperse e recuperate solo in seguito, mentre il bassorilievo posteriore staccato rischiò, a fine dell’Ottocento, di essere venduto ad un antiquario.
Le stesse spoglie rischiarono di andare perdute. Il corpo del Beato venne tolto dalla sua arca per evitare possibili profanazioni da parte dei soldati che occuparono il convento e nel 1806 venne portato di nascosto nel Duomo di Udine e solo parecchi anni dopo fece ritorno nella chiesa del Carmine.

La predicazione del Beato Odorico

L’Arca del Beato Odorico

L’arca si erge oggi nella cappella sinistra della chiesa del Carmine, dove nel 1931 venne ricomposta in occasione del sesto centenario della sua morte.
La cassa appare sostenuta da quattro robuste colonne con base moderna e capitelli scolpiti. Sui lati del sarcofago figure e scene a rilievo in marmo si alternano a specchiature in alabastro screziato, mentre al di sopra corre una larga cornice fogliata, secondo una tradizione precipuamente veneziana. Su quello che è oggi il fronte dell’arca (in quanto il rimontaggio del 1931 ha portato ad un rovesciamento dei due fronti) appaiono alle estremità due statue, San Francesco riconoscibile dal saio e dalle stimmate e una santa martire, con in mano una palma. Al centro, in un riquadro orizzontale, vi è la raffigurazione del corpo del beato avvolto nel sudario sorretto da due angeli. Dietro il corpo si allineano un chierico, il patriarca Pagano della Torre, tre frati minori e un laico identificato nel castaldo di Udine, Bernadiggi, che aveva promosso la realizzazione dell’arca. Più in basso Odorico è rappresentato a mezzo busto con le braccia tese a impugnare due stendardi un tempo ornati da croci guelfe (a rappresentare i due continenti in cui svolse la sua predicazione), con sotto gli stemmi dei della Torre e, quasi cancellato, quello dei francescani. Ai lati sono due angeli a mezzo busto, oranti e con le ali spiegate. Il viso di Odorico si ritiene sia stato realizzato seguendo la descrizione che del Beato davano le fonti antiche “aveva il volto pallido per i rigori dell’ascesi; una lunga barba gli scendeva dal mento, dividendosi poi in due corni, rossastra ma con venature di bianco”. Sul lato lungo opposto al centro Odorico è figurato mentre predica ad una folla variegata e compie guarigioni miracolose. Alle due estremità si trovano due statue, l’Arcangelo e la Vergine, che compongono l’Annunciazione. Sui lati corti sono rappresentati da un lato San Ludovico di Tolosa con le insegne vescovili e dall’altro un santo francescano. Parte della critica ritiene che possa trattarsi di San Tommaso da Tolentino, uno dei quattro frati francescani martirizzati e dei quali Odorico recuperò le ossa nel suo viaggio; altri ritengono che possa trattarsi, nonostante la mancanza dei segni iconografici tipici, di Sant’Antonio di Padova. La presenza di Francesco ed Antonio eleverebbe così Odorico fra i predicatori dell’ordine francescano.
Il restauro dell’opera, eseguito nel 2007, ha riportato alla luce tracce della colorazione originaria che un tempo ricopriva il monumento. La scelta dei materiali e la raffinatezza dell’e-secuzione fa dell’arca un’opera pregevole, frutto di notevole abilità tecnica, e di Filippo de Santi (che secondo la critica si avvalse di numerosi aiuti) un eccellente esponente della scultura veneta dell’epoca che valorizzava molto il contrasto cromatico tra il candido marmo e l’alabastro. Non mancano i richiami all’arte toscana riconoscibile nelle forme leggermente curvate delle statue poste agli angoli del cassone.

L'arca del Beato Odorico

Le vetrate.

La cappella nel 2000 è stata arricchita dalle belle vetrate del pittore friulano Arrigo Poz: l’artista, che aveva ben presente la funzione didascalica delle vetrate, soprattutto in epoca gotica, ha voluto rappresentare la figura del Beato nel tondo centrale; nella vetrata di sinistra la sua attività di predicazione in Cina e, in quella di destra, la processione che ha accompagnato la traslazione dell’arca dalla chiesa di san Francesco a quella del Carmine.

Vetrata della cappella

Curiosità.

Dopo che i frati francescani ebbero smembrato l’arca collocando il sarcofago sull’altare dedicato al beato, il bassorilievo che si trova attualmente nella parte posteriore dell’arca, staccato, rischiò, a fine dell’Ottocento, di essere venduto ad un antiquario.

Preghiera al Beato Odorico

O Dio nostro Padre,
Ti ringraziamo di avere messo
nel cuore del Beato Odorico
l’ideale della perfezione evangelica
e di averlo ben disposto, nel silenzio dell’eremo,
ad accogliere il Tuo disegno sulla sua vita.
Facci generosi come lui
nel compiere sempre la Tua volontà.

Gloria al Padre...

Gesù Salvatore,
l’amore per Te ha consumato il Beato Odorico nell’annuncio del vangelo alle genti.
Fa’ che Ti testimoniamo con ardore e coerenza
e collaboriamo così alla diffusione
della Tua Chiesa.

Gloria al Padre…

Spirito Santo,
il fuoco della carità ha spinto il Beato Odorico
nel lontano Oriente fino in Cina.
Sostieni i missionari
nell’opera di evangelizzazione;
suscita nuove vocazioni per la missione.

Gloria al Padre…
  • Visite: 93