Beato Odorico da Pordenone

il beato odorico da pordenone

BEATO ODORICO DA PORDENONE
sacerdote o.f.m., missionario in Oriente, apostolo dei cinesi

LA VITA
Odorico nasce, secondo la tradizione, a Villanova (presso Pordenone) attorno all’anno 1265. Nulla si conosce della sua infanzia; probabilmente la famiglia, da parte del padre, proveniva dall'attuale Cechia. Entra giovanissimo, forse all’età di quindici anni, nell’ordine francescano, tra i frati minori del convento di San Francesco in Udine. Non sappiamo dove abbia fatto la sua professione religiosa, né quando sia stato consacrato sacerdote. Trascorre del tempo come eremita. Insigne per spirito di penitenza, porta il cilicio e le catene di ferro alle braccia. Profonda è la sua umiltà: rifiuta incarichi nel convento e nella provincia dell’ordine. Fruttuosa è la sua predicazione. A un certo momento della sua vita, «frate Odorico di Friuli, d’una terra chiamata Porto di Naone» (come si definisce lui stesso nel suo Itinerarium) chiede di partire per il leggendario Catai, l’attuale Cina, allora sotto il dominio dei Mongoli. Non è il primo europeo a raggiungere quel lontano Paese (il veneziano Marco Polo era salpato per la Cina nel 1271) e neppure il primo missionario. Il francescano Giovanni da Montecorvino vi era stato inviato dal papa Niccolò IV: era arrivato a Khanbaliq (la «città del re», attuale Pechino) nel 1294 e probabilmente nel 1313 era stato consacrato vescovo (patriarca di tutto l’Oriente). Giovanni aveva fondato poi diverse diocesi e in Cina erano giunti altri missionari.
 
IL VIAGGIO
Odorico arriva in Cina dopo un lunghissimo viaggio da lui descritto nell’Itinerarium. Imbarcatosi a Venezia nel 1318, insieme a frate Giacomo d’Irlanda e a Michele da Venezia, approda a Trebisonda (sul Mar Nero). Attraversa quindi via terra l’Armenia e la Persia; salito su una nave ad Hormuz (sul Golfo Persico), sbarca alle foci dell’Indo, a Tana, nei pressi dell’odierna Bombay. Lì accoglie le ossa dei beati martiri francescani Tommaso da Tolentinoo, Jacopo da Padova, Pietro da Siena e Demetrio da Tiflis e le porta con sé a rischio della vita. Continua il viaggio lungo la costa occidentale dell’India, raggiungendo Ceylon e quindi le isole Nicobre, Andamane, Sumatra e Giava. E’ il primo occidentale a mettere piede sul Borneo. Pare sia stato il primo sacerdote a toccare l’arcipelago filippino. Recenti scoperte (frutto della ricerca dello stimmatino p. Luigi Malamocco) hanno permesso di sapere che Odorico arrivato nelle Filippine, nella cittadina di Bolinao, celebra la prima Messa in quella regione.
Il viaggio poi prosegue e, finalmente, da Canton entra in Cina: prosegue per Zaiton, dove depone le reliquie dei martiri di Tana. Raggiunge Nanchino e, proseguendo verso Pechino, fonda una comunità cristiana nello Shandong, segno evidente che, durante il cammino, egli predica, battezza, organizza delle comunità: gli viene attribuita l’amministrazione di ventimila battesimi. Pericoli, torture e rischi di ogni genere costellano il suo procedere verso la meta, raggiunta nel 1324.
 
IL RITORNO
Fra il 1325 e il 1328 è a Khanbaliq, sede di Giovanni da Montecorvino e capitale dell’impero, conquistando anche la simpatia del Gran Khan. Dopo tre anni di permanenza e apostolato, l’arcivescovo ordina a Odorico di tornare in Europa con il mandato di chiedere al Papa l’invio di almeno cinquanta missionari. Frate Odorico percorre questa vota la via di terra: passa per la regione del Tibet, per Turkestan, Pamir, Afghanistan, Persia settentrionale, Armenia, fino nuovamente a Trebisonda. Da qui, con una nave, giunge a Venezia nel 1330 e subito si dispone a proseguire per Avignone,  sede del papato. Giunto però a Pisa, si ammala. La tradizione riferisce di un’apparizione di San Francesco, che gli ordina di tornare al suo «piccolo nido», il convento di Udine, mentre avrebbe pensato lui ad avvertire il Papa della richiesta di nuovi missionari. Odorico, stanchissimo, si ferma a Padova, nel convento del Santo: i cinquantamila chilometri percorsi pesano sul suo fisico. Il ministro provinciale frate Guidotto lo prega più volte e poi gli dà l’obbedienza di scrivere i ricordi del suo incredibile viaggio. Odorico, nel mese di maggio 1330, detta allora al confratello Guglielmo da Solagna l’Itinerarium o Relatio, che sarà noto poi, in diversi codici, anche con i titoli di De mirabilibus mundi, De Rebus incognitis, Novitates. Infine si sposta presso il convento della sua giovinezza, dei suoi studi e del primo apostolato, a Udine. Irriconoscibile per le fatiche e le tribolazioni, muore poco dopo, il 14 gennaio 1331.
 
DOPO LA MORTE DI ODORICO
La salma rimane esposta per giorni nella chiesa di San Francesco e numerosi sono i miracoli attribuiti alla sua intercessione: il patriarca di Aquileia, Pagano della Torre, dispone che siano raccolti e annotati. Tutti ormai chiamano Odorico «beato». Il patriarca si adopera subito anche per la canonizzazione, ma – non giunta al Papa o dispersa la documentazione – si dovrà attendere fino al XVIII secolo per il riconoscimento, da parte di Benedetto XIV, del culto sempre tributatogli lungo i secoli e in particolare presso la stupenda arca marmorea voluta subito dal patriarca per la custodia delle spoglie mortali.
L’arca che accoglie il corpo del beato Odorico è opera del 1332 dell’artista della scuola veneta Filippo de Sanctis. Il cassone marmoreo, ora collocato presso  chiesa della Beata Vergine del Carmine in Udine, in origine si trovava nella chiesa di San Francesco e il suo trasferimento avvenne nel 1771 quando i frati francescani, dal convento di San Francesco dovettero spostarsi presso il convento lasciato libero dai Carmelitani, ora Chiesa del Carmine.
 
LA TRASLAZIONE DEL CORPO
Le antiche cronache, soprattutto la descrizione del Canonico Fistulario, raccontano la solenne processione che accompagnò il trasferimento dell'arca dalla chiesa di S. Francesco al Carmine: precedeva la confraternita del SS. Crocifisso e le altre confraternite con le loro insegne e tutti portavano candele e torce. Seguivano i Cappuccini ed altri frati e poi i seminaristi, i cappellani, i mansionari, i cantori e i Canonici recanti ognuno un reliquiario del Convento. Seguiva l'Arca del Beato Odorico portata da otto sacerdoti in pianeta e, sotto il baldacchino retto da quattro giovani nobili, procedeva l'Arcivescovo. E poi ancora il Luogotenente, i Deputati della città «con uno dei Cancellieri pure ognuno col cero in mano attorniati dai soldati del presidio»; e alla fine una grande moltitudine «i popolo di ogni sesso e grado».
L'arca in marmo fu subito smembrata e adattata ad altare, le quattro colonne messe da parte (furono recuperate in seguito presso l'amministrazione dell'ospedale da Vincenzo Joppi) ed il bassorilievo posteriore rischiò, verso la fine dell'Ottocento, di essere acquistato da un antiquario. Anche il corpo del Beato, tolto dalla sua arca di marmo, passò varie vicissitudini. Infatti, quando nel 1806 i Francescani lasciarono Udine per ritornare nel convento di Padova, onde evitare possibili profanazioni da parte dei soldati che avevano occupato il convento, il guardiano padre Soldà, nella notte del 4 settembre, lo fece di nascosto portare in Duomo. Soltanto parecchi anni dopo l'Arcivescovo di Udine, Rasponi, concesse, con il permesso del Capitolo della Chiesa Metropolitana, di riportare di nuovo al Carmine il corpo di Odorico.
Finalmente nel 1931, in occasione del VI centenario della morte del Beato, l'arca fu ricomposta nelle sue forme originali e collocata nella cappella laterale di sinistra, progettata dall'architetto Cesare Miani (1891-1961) e arricchita nel 2000 dalle belle vetrate di Arrigo Poz. L’artista, memore della funzione didascalica che la vetrata ha avuto soprattutto in epoca gotica, racconta tre momenti della vita del Beato Odorico: nel tondo centrale è raffigurato il Beato, nella vetrata di sinistra la predica in Cina di Odorico e in quella di destra la processione per trasferire l'arca dalla chiesa di S. Francesco a quella del Carmine in borgo Aquileia.
 
L’ARCA ARTISTICA
Il cassone marmoreo poggia su quattro colonne lisce ed è concluso in alto da una elegante cornice scolpita a foglie. Nella specchiatura maggiore, sulla fronte, è narrata «La morte del Beato» che giace sopra un sudario sorretto da due angeli, venerato dal patriarca Pagano della Torre, dal gastaldo di Udine Bernadiggi, da tre frati e dal cameraro. Sotto, suddiviso in tre formelle, il rilievo raffigura il busto di Bertrando con due bandiere che simboleggiano i due Continenti in cui si svolse la predicazione del Beato (quello europeo e quello asiatico); ai lati i busti di due angeli in preghiera. Nel riquadro posteriore è raffigurato Odorico che predica ad una folla di fedeli. La lastra, compresa tra due di alabastro, a differenza di quella posta sulla facciata, si sviluppa in senso verticale per permettere di campeggiare alla figura in piedi del Beato che alza la mano benedicente e stringe con la sinistra il libro dei Vangeli. In alto, iscritto in un semicerchio, un angelo ispira le parole e le azioni del frate francescano. In quest'opera Filippo De Sanctis inserisce, sulla tradizione plastica veneziana, resa più evidente dal contrasto cromatico tra il candido marmo e l'alabastro, le innovazioni della statuaria toscana, di Giovanni Pisano in particolare. Si noti infatti il concitato racconto della Predica ai pellegrini, e soprattutto le belle statue poste agli angoli del Cassone, come S. Francesco, S. Chiara, la Vergine Annunciata e l'Angelo annunciante che «hanno la leggera curvatura all'indietro tipica delle Madonne del Pisano».
 
LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE
Il culto immemorabile al beato Odorico fu riconosciuto il 2 luglio 1755 da Benedetto XIV, che due anni più tardi, concesse all’Ordine la facoltà di celebrare la festa, facoltà poi estesa alle diocesi di Udine e di Concordia-Pordenone.    
Nel secolo XX, in seguito all’edizione critica nel 1929 della relazione del viaggio missio¬nario di Odorico, si ridestò l’interesse per la ripresa della causa di canonizzazione.
Nel 1982 si svolse un Convegno di studio sulla vita e l’opera del beato Odorico e nel 1994 il Ministro provinciale di Padova, p. Agostino Gardin, avanzava esplicita richiesta per la ripresa della causa.
Il 15 aprile 1994 il Postulatore p.Ambrogio Sanna ha presentato il “supplex libellus” all’Arcivescovo di Udine, che ha proceduto all’istituzione di una commissione di storici per la raccolta della documentazione che consenta di provare non solo la continuità del culto, ma soprattutto l’eroicità delle virtù esercitate dal beato Odorico.
La causa di canonizzazione del Beato Odorico è ripresa nell’anno 2002, postulata dai Frati Minori Conventuali. Nel luglio 2002 si è proceduto alla ricognizione medico-canonica del corpo, parzialmente incorrotto. Conclusa a Udine l’inchiesta diocesana per la canonizzazione, gli atti sono stati trasmessi nell’aprile 2006 alla Congregazione delle cause dei Santi che, nel maggio del 2007, ha rilasciato il decreto di validità.  
In questo momento si è in attesa di un passaggio fondamentale: l’ultimazione della compilazione e poi la pubblicazione della Positio, cioè dei documenti storici e delle testimonianze comprovanti la vita da santo, cioè le virtù eroiche e i miracoli, del beato Odorico. L’importante raccolta processuale in fieri comprenderà varie “lettere postulatorie” (cioè di motivata richiesta) giunte a Roma da autorità, ecclesiastiche e non, del “mondo” di Odorico (anche dalla Chiesa nella lontana Cina).  
Le iniziative a sostegno della causa, di culto e divulgazione della figura del Beato Odorico, sono seguite da una commissione, nata nel 1998 per volontà dell’ Arcivescovo p. Vitale Antonio Bommarco, rappresentativa delle diocesi di Udine e Concordia-Pordenone e della Provincia Patavina dei Conventuali.
 
PERCHE’ SANTO?
Che il Beato Odorico meriti il titolo di santo ne sono convinti tutti coloro che si sono avvicinati, in tempi e modalità diverse, al suo carisma di evangelizzatore coraggioso e di camminatore in luoghi impervi e sconosciuti per "guadagnare anime" alla causa cristiana e instaurare un proficuo dialogo con popoli e culture diverse. Qui sta la peculiarità e modernità della causa, la quale è di evidente interesse oltre l'ambito strettamente religioso e trova incoraggiamenti anche presso la Santa Sede. Si consideri che Odorico da Pordenone ebbe come meta del suo viaggio, descritto nel celebre Itinerarium, la Cina e Pechino, con il cui governo il Vaticano tenta di instaurare relazioni a beneficio della libera professione della fede.

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Convegno sul Beato Odorico da Pordenone

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