Festa Beato Odorico 14 gennaio 2013

Anche quest’anno la comunità parrocchiale della Beata Vergine del Carmine ha celebrato solennemente la festa del Beato Odorico da Pordenone, grande missionario in Oriente, le cui spoglie mortali si conservano nella Chiesa di via Aquileia in una artistica urna trecentesca

Lunedì 14 gennaio, festa liturgica del Beato, alle ore 18.30 si è tenuta una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato, con la presenza di una rappresentanza pastorale della Diocesi di Pordenone, dei Frati Conventuali di Padova, delle autorità civili della Città, dei Parroci urbani e di tanti devoti del Beato, parrocchiani e non. Particolarmente gradita e significativa anche quest’anno la partecipazione di una rappresentanza “parrocchiale” delle comunità indiana, filippina e cinese, tre paesi importanti nella missione del Beato Odorico: nel paese di Tana, vicino a Bombay (India) frà Odorico prese con sé i resti di 4 frati francescani massacrati, che portò sempre con sé nella sua missione; a Bolinao (Filippine) fece tappa in seguito ad un naufragio e celebrò la prima Messa della storia in quel Paese; nella capitale Khanbaliq, oggi Pechino (Cina) rimase per 3 anni operando nell’annuncio evangelico.

Altrettanto gradita e significativa è stata la partecipazione, per la prima volta tutte insieme, delle amministrazioni comunali di Udine, Cividale del Friuli e Porpetto a rappresentare i luoghi che in Friuli ospitarono la presenza documentata di frà Odorico nei conventi francescani di allora.

L'articolo pubblicato sul Messaggero Veneto del 15 gennaio 2013

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Immagini della celebrazione

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Beato Odorico: Sintesi di alcune tappe della sua vita e del culto a lui tributato

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Dipinto del Beato Odorico nella cella del "Santo": Santuario di S. Antonio a Gemona del FriuliII Beato Odorico è nato, secondo gli ultimi studi, tra il 1280 e il 1285; probabilmente il padre proveniva dall'attuale Cechia. Entrò giovanissimo nell'Ordine francescano, ma non si sa né dove fece la sua professione religiosa né quando fu consacrato sacerdote. Non si conoscono nemmeno le disposizioni che lo indussero ad intraprendere un viaggio così lungo che doveva portarlo fino in Cina.
Partì attorno al 1317-18, utilizzando le navi veneziane, fino a Trebisonda. Raggiunse le regioni dell'Asia siriaca e persiana. Di qui proseguì, attraverso il Golfo Persico, prima per l'India e poi per l'Indocina. Recenti scoperte di documentazione hanno consentito di sapere che il Beato Odorico arrivò nelle Filippine, dove, nella cittadina di Bolinao celebrò la prima Messa in quella regione e dove gli è stato dedicato di recente un monumento commemorativo. P. Luigi Malamocco, stimmatino nato a Udine, è stato colui che ha permesso di scoprire questa tappa finora sconosciuta. Correva l'anno 1324 quando finalmente poté partire per la meta agognata, la Cina. Dopo un lungo viaggio arrivò a Pechino, dove svolse il suo apostolato missionario e non solo.
Nel 1330 ripartì dalla Cina, seguendo probabilmente la "via della seta", che solcava i pianori dell'Asia centrale. Al suo ritorno dettò ad un confratello, frate Guglielmo da Solagna, le memorie dei suoi viaggi. La raccolta venne chiamata "Itinerarium".
Le precarie condizioni di salute lo condussero presto alla morte, avvenuta a Udine il 14 gennaio 1331 nel convento di S. Francesco, che era adiacente all'attuale chiesa di S. Francesco. Pochi anni dopo, il Patriarca di Aquileia Pagano della Torre, lo proclamò Beato e volle una cappella in S. Francesco a Udine dove la sua salma fu racchiusa nella magnifica arca di marmo, oggi conservata nella nostra chiesa del Carmine.
Passati quasi tre secoli dalla sua beatificazione ufficiale, il Beato Odorico era come dimenticato. Correva l'anno 1755 quando Benedetto XIV dava ufficialità ad un culto che in sede locale gli veniva tributato già subito dopo la sua morte.
Il mondo dell'arte è stato affascinato da questa grande figura di missionario e Carlo Sgorlon gli dedicò il romanzo "Un uomo medievale moderno". "Odorico si è fatto viaggiatore per ragioni religiose ma anche per spinta umana. Per andare in Cina e avere un rapporto di fiducia con i cinesi, doveva essere quanto mai tollerante".
Il regista Leandro Castellani (Leone d'oro a Venezia) è pure lui rimasto affascinato da questo personaggio e ne ha fatto un film: "Ai confini del cielo", voluto dall'Associazione Forum Julii. È un lavoro a metà fra ricostruzione e documentario, una specie di "teatro inchiesta". Un'opera di grande interesse che ha coinvolto anche il mondo culturale cinese. Il film infatti ha avuto il prestigioso riconoscimento "Cervo d'argento". È la prima volta che in Cina viene assegnato questo premio di grande significato ad un film di carattere religioso.
Quanto alla recente ripresa del processo di canonizzazione, è opportuno ricordare che l'inchiesta diocesana è partita il 13 gennaio 2002 con la costituzione ufficiale del Comitato apposito. I membri si sono riuniti trentacinque volte per tutti gli adempimenti e alla fine del lavoro (raccolto in 1124 pagine) sono emerse la santità di vita, lo zelo coraggioso di questo frate francescano, sacerdote missionario, campione intrepido della fede ed evangelizzatore indefesso. La ponderosa documentazione è stata consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano. Ora tutto sarà attentamente esaminato e sarà necessario parecchio tempo per la valutazione della documentazione. Ci vorrà anche un miracolo, a suggello di tanto intenso, complesso e approfondito preliminare che è stato accompagnato dalla ricognizione della salma, compiuta presso l'Università di studi di Udine negli anni 2002-2003. La ricognizione della salma ha fra l'altro permesso di conoscere l'età e la causa della morte del Beato.

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Beato Odorico: Il filo di seta - Romanzo storico di Carlo Sgorlon

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Odorico evangelizzatore: particolare dell'arca del Beato Odorico nella Chiesa della B. V. del CarmineConsiderazioni di Lu Tongliu, un cinese laico, su Odorico da Pordenone

C'è un filo di seta che unisce il Friuli alla Cina. E che continua a srotolarsi dalla matassa della storia fin dal 1314. È «II filo di seta» del Beato Odorico da Pordenone.
Alla sua figura e opera Carlo Sgorlon ha dedicato nel 1999 il romanzo storico dal titolo "II filo di seta". «Grazie a questo libro, Odorico continuerà la sua presenza in Cina», dichiarò convinto Lu Tongliu, il massimo ammiratore e diffusore della cultura italiana in Cina e vicepresidente dell'Accademia di cultura internazionale a Pechino, da poco scomparso, quando venne a Pordenone a presentare il lavoro letterario: un'affermazione, quella dell'accademico cinese, di rilevante significato non solo culturale.
La Cina comunista, che compie passi da gigante verso la liberalizzazione dei mercati, ma non altrettanto nell'ambito politico e in particolare religioso, «adotta» un missionario, un evangelizzatore. Il romanzo di Sgorlon, infatti, è stato tradotto in cinese dallo stesso Lu Tongliu e pubblicato. A tale edizione si affianca il film "Ai confini del ciclo", di cui pure si è realizzata la versione cinese.
Ci piace riportare, a ricordo del professor Lu Tongliu, che fu un sincero ammiratore e devoto di Odorico, quanto il grande italianista cinese ebbe allora a dichiarare circa il suo interesse per un personaggio così marchiato dalla fede cristiana. Disse: «L'interesse principale è quello culturale», ma attraverso questa breccia possono indubbiamente transitare altri messaggi. Lu Tongliu parlò esplicitamente di «dottrina», riferendosi a colui che definì «un pioniere nella storia dei rapporti tra la Cina e l'Occidente».

Perché c'è tanto interesse da parte del suo Paese verso una figura così caratterizzata come quella del Beato Odorico?
«Perché Odorico si presentava ai cinesi come un sincero estimatore della loro civiltà, sempre desideroso di apprendere la loro lingua e di approfondire la loro cultura. Così facendo, è riuscito ad acquistare la fiducia e la simpatia presso i cinesi, a trovare il modo più efficace sia per la diffusione della conoscenza del mondo cinese in Europa, sia per la sua nobile missione».

C'è un «filo di seta» che sembra mantenere la relazione nei secoli tra il Friuli di Odorico e quello di oggi, tra questo Friuli e la Cina di ieri e di oggi. Lei ne è convinto?
«Sì, ne sono convintissimo. Si tratta, ad esempio, dell'aspirazione all'armonia tra l'uomo e la natura, che attraversava ieri come oggi il mondo dei contadini friulani e cinesi. Nel suo avventuroso viaggio in Cina, Odorico ha dimostrato coraggio e tenacia, saggezza e ragionevolezza. Queste virtù sono proprie dei contadini friulani.
Ogni volta che Odorico vedeva una campagna cinese, selvatica o coltivata, si sentiva profondamente coinvolto. Esisteva una fraternità nascosta tra lui e tutte le cose viventi. Questo, forse, è il modo di capire veramente la sostanza e lo spirito della missione di Odorico».

Lei ha parlato di Odorico anche come modello dell'emigrante friulano. In che senso può essere ritenuto un punto di riferimento?
«Ci ricordiamo del romanzo "La conchiglia di Anataj", dove Carlo Sgorlon ha raccontato il duro lavoro degli emigrati friulani nella costruzione della ferrovia transiberiana. Grazie alla comune radice contadina, gli emigrati friulani erano riusciti a inserirsi nella vita locale, a convivere coi russi nell'amicizia e nella fraternità.
Lo stesso motivo si rivela ne "II filo di seta". In questo libro vengono presentati spesso usi, costumi, usanze e feste popolari cinesi, che richiamavano nella memoria di Odorico le sagre del Friuli.
Lui ha sentito nell'intimo che il costume di un popolo e il suo modo di pensare entrava così in pro¬fondità che si mescolava col sangue, diventava parte di lui stesso e ogni popolo, ogni paese aveva le sue caratteristiche e le sue peculiarità.
D'altra parte, a Odorico sembrava che gli uomini fossero simili dovunque. Quindi si può ben dire che la dottrina di Odorico sulla natura, sull'amore senza confini per gli altri, è vicina al confucianesimo e al taoismo. E questo, forse, è il modo di capire la ragione del successo della missione di Odorico in Cina».

Beato Odorico: II Beato Odorico e le Filippine

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Padre Luigi Malamocco è ben noto alla comunità parrocchiale del Carmine di Udine, sua città natale. Si è coinvolto con tanto entusiasmo e vera devozione nella riscoperta del Beato Odorico, quasi trascinato da lui che ha "re-incontrato" nelle Filippine ove svolge la sua opera evangelizzatrice tra migliaia di bambini bisognosi nella missione dei Padri Stimmatini di Manila. È conosciuta la sua scoperta dell'approdo di Odorico sulle coste filippine: di essa il missionario ha dato ragione con prove e un racconto ricco di fede e stupore, pubblicato nel suo libro "A piedi scalzi" (2002). Ha poi dato alle stampe anche una storia a fumetti del Beato ("Una luce per l'Oriente", 2004), di cui ha tradotto in inglese un estratto edito nelle Filippine.
Ultima sua fatica editoriale (sempre per i tipi delle Edizioni Segno di Udine) è ora "Villa Brunora - La principessa Urduia", ancora una volta dedicato ai ragazzi, dei quali il padre è abile catecheta: una qualità di cui egli da saggio anche nelle visite alle parrocchie durante i suoi annuali ritorni in Friuli. Ma l'opera pro Odorico di padre Malamocco non si ferma agli scritti. Ci racconta lui stesso, con efficaci pennellate, cos'è successo il 25 luglio 2006 a Bolinao, la città delle Filippine che guarda il Mar della Cina.

BOLINAO: un monumento al Beato Odorico

[Monumento al Beato Odorico nella piazza antistante la Chiesa di San Giacomo Apostolo a Bolinao (Filippine)Per la festa del patrono della parrocchia di Bolinao si stravede e i cuori si riempiono di gioia. A migliaia i fedeli, anche delle località vicine, si addensano attorno alla statua del "Senor Santiago" (San Giacomo il Maggiore), come viene qui invocato l'apostolo. In sella al bianco cavallo, San Giacomo stringe con la sinistra la bandiera con la rossa croce del suo Signore e con la destra impugna la spada per atterrare i due personaggi che, vinti dalla veemenza del santo, cadono al suolo per sempre: sono il simbolo del peccato, oltre che dei pirati cinesi che, al tempo di Odorico, sbarcavano numerosi e pericolosi da queste parti, saccheggiando e seminando terrore. Come da noi quando, al grido "arrivano li Turchi", ci si sprangava dentro le mura dei borghi, anche friulani.
Quest'anno poi erano vari i motivi per una grande festa della città di Bolinao, che conta circa 70.000 abitanti. Anzitutto l'inaugurazione e benedizione, davanti la porta della chiesa, del semplice e decoroso monumento in onore del Beato Odorico che celebrò proprio su queste spiagge, di fronte alla Cina, la prima santa Messa in territorio filippino. Era il 1324. La data, il tragitto del viaggio e il racconto breve della vita del nostro Beato si trovano ora impressi nel marmo. Il viso radioso di Odorico, nel bronzo in un bell'altorilievo, è opera di uno scultore di Manila, Ernie Patricio, e sembra esprimere la gioia della missionarietà e la luce del Regno di Dio.
II vescovo di Alaminos Monsignor Jesus Cabrera, circondato da una decina di parroci e da tre frati conventuali di Manila, con il Superiore Provinciale padre Enrique Montero costaricano, rivolge parole di gioia. Proprio nel momento della benedizione, il cielo gonfio di pioggia si rasserena di colpo: la gente subito l'accoglie come segno della riconoscenza del nuovo protettore. Il cippo è scoperto dal sindaco della municipalità di Bolinao Alfonso Celeste, tra l'applauso della gente.
Quindi l'ingresso solenne nella chiesa di San Giacomo, una delle più antiche nelle Filippine, costruita dagli spagnoli nel 1580 e aperta al culto dal primo parroco, un religioso spagnolo degli Agostiniani, padre Esteban Marin, nel 1585. Il corteo dei sacerdoti concelebranti con il vescovo è aperto da quattro ragazzi in alta uniforme di guardie svizzere: sembra per un momento di entrare in San Pietro in Vaticano. Intanto i fedeli gremiscono all'impossibile la chiesa, mentre a me tocca di iniziare con brevi parole di accoglienza e sul ritrovamento delle notizie riguardanti l'arrivo del nostro Beato in questa terra così lontana. Vengono pure presentati alla comunità il nuovo parroco Father Jeremy e il coadiutore Father Harris.
L'omelia del vescovo è incentrata non solo sulla vita dell'apostolo Giacomo, ma lungamente anche sulla figura del missionario friulano nativo di Villanova di Pordenone. Dopo le numerosissime comunioni, il momento più emozionante è la benedizione del vescovo con la reliquia del Beato e il bacio che tutti i presenti vogliono, uno a uno, offrirgli in segno di venerazione e gratitudine. Dopo settecento anni il Beato Odorico è sicuramente felice di essere tra i suoi amatissimi filippini, prima di riprendere il viaggio verso Pechino. Il parroco (cui consegno per sempre la preziosa reliquia a nome del Commissione per la canonizzazione e il culto e del vice-postulatore padre Tito Magnani, conventuale) mi assicura che nella parrocchia di Santiago, d'ora in poi, ogni anno sarà celebrata la festa del Beato Odorico il 14 gennaio.
Il vescovo, i parroci e tutto il popolo di Bolinao ringraziano di cuore le comunità sorelle di Udine e Pordenone, soprattutto la comunità della B.V. del Carmine in Udine con il parroco mons. Luciano Quarino e il coadiutore don Giancarlo Brianti. Un saluto particolare alla parrocchia di Villanova di Pordenone con don Franco Zanus e a mons. Giulio Gherbezza, Vicario generale della diocesi di Udine e Coordinatore del comitato.
Il nostro Beato è così ancora presente in questo lontano promontorio filippino, lo benedice e intercede presso Iddio per la salute spirituale e fisica di questo popolo, in attesa che la grande e amata Cina spalanchi le porte a Cristo Signore in aperta comunione con il nostro Sommo Pontefice e la Chiesa Cattolica.

padre Luigi Malamocco

Saluto di accoglienza e presentazione del monumento nella chiesa dI Bolinao da parte di padre Luigi Malamocco

Eccellenza Rev.ma Monsignor Jesus Cabrera, distinto Parroco Monsignor Jeremy, gentili confratelli concelebranti, caro Superiore Provinciale padre Enrique Montero e confratelli dei Frati Conventuali della Provincia Filippina, stimato Signor Sindaco Sig. Alfonso Celeste e consiglieri municipali, a voi tutti vada il mio personale ringraziamento e ossequio anche a nome della Congregazione dei Padri Stimmatini di cui faccio parte.
Oggi, 25 luglio 2006, è un giorno del tutto particolare, non solo perché si celebra la festa patronale di questa parrocchia in Bolinao e il popolo di questa graziosa cittadina si stringe attorno a San Giacomo, suo patrono, intercessore e difensore, ma anche perché, accanto al vostro grande Santo, avrete d'ora in poi il ricordo e la presenza affettuosa di un altro amico celeste, il Beato Odorico, che, circa sette secoli fa, celebrò la Prima Santa Messa proprio in questo promontorio che s'affaccia sul Mare della Cina.
Ho l'onore di affidarvi al suo ricordo e alla sua intercessione. Davanti alla porta della vostra chiesa così carica di fede, di arte e di storia, accanto alla croce ci sarà ora il dolce sorriso del Beato Odorico che si fermò proprio qui, a Bolinao, prima di riprendere il viaggio verso Pechino, dove l'attendeva il confratello Padre Giovanni da Montecorvino, vescovo da più di un decennio in quella lontana capitale della Cina.
La cronaca del ritrovamento del passaggio del beato missionario conventuale e della celebrazione della Santa Messa a Bolinao ha certamente i tratti di un intervento provvidenziale che io considero dono del Signore Iddio e privilegio per tutta la comunità diocesana di Alaminos. Quella fu in assoluto la prima Santa Messa celebrata nelle Filippine, due secoli prima di quella celebrata nel 1621 da padre Pedro da Valderrama a Limasawa, al seguito di Magellano.
Sono, dicevo, un sacerdote religioso della Congregazione italiana degli Stimmatini e sono nativo di Udine, una città situata a nord est dell'Italia. Nella mia città, nella Chiesa della Madonna del Monte Carmelo, è sepolto dentro un'artistica urna di marmo il corpo del Beato Odorico. Vi fu sepolto dopo la morte che giunse il 14 gennaio 1331. Da allora tanti sono i miracoli compiuti per sua intercessione e ora il processo di canonizzazione è già al giudizio della Santa Sede, a Roma. Ebbene, mentre in Italia, nel 2001, si riapriva la causa di canonizzazione, a mia insaputa, mi trovavo a Bolinao, e leggevo con sorpresa per la prima volta nel libro di questa parrocchia il nome del frate missionario. Egli, secondo ciò che vi era scritto, si era fermato a Bolinao nel 1324, mentre stava dirigendosi sulle coste cinesi. Un uragano di grande intensità costrinse l'equipaggio a ripararsi sulla vostra spiaggia, accanto a quella che ora viene chiamata l'isola di Santiago. Incontrò il re Dalisay e sua figlia ancora bambina, quella che sarebbe diventata la Principessa Urduya. Fu accolto con grande cordialità, celebrò la Santa Messa e benedisse la popolazione. Poi ripartì verso Pechino. La storia del suo viaggio la ritroviamo scritta nelle sue memorie che sono raccolte in un libro intitolato appunto "II Viaggio". Ma il documento fondamentale per il mio ritrovamento fu ed è quel preziosissimo libro pubblicato nel 1980 e scritto dall'esimio professore Antonio del Castillo y Tuazon, che per molti anni insegnò all'Università di Lingayen. Il titolo del libro è: "Princess Urduya". A leggere quelle pagine si viene presi da un senso di commozione e di riconoscenza per il professore che presenta molteplici prove sulla vera esistenza del Regno delle Amazzoni e della loro Principessa Urduya. Questo regno si estendeva su tutta la penisola, da Lingayen a Bolinao. Ho avuto la grazia di conoscere il professore Antonio del Castillo nel 2002 e di parlare con lui su questo argomento.
Ho già consegnato a Sua Eccellenza il Vescovo di Alaminos i documenti concernenti questi fatti che brevemente vi ho narrato. I Padri Conventuali di Padova, della Basilica di Sant'Antonio, vogliono offrire alla vostra parrocchia un prezioso reliquiario con inserito un pezzettino di pelle del Beato Odorico. Reliquia che tra poco baceremo con devozione e fede. Ringraziamo lo scultore, il Sig. Patricio Ernie, per la meravigliosa opera in bronzo e per il progetto del monumento. Ringraziamo le Suore Figlie di San Francesco di Sales per la loro preziosa collaborazione e appassionata ricerca in questi cinque ultimi anni.
Cari fratelli e sorelle in Cristo, ora avete in mezzo a voi un nuovo santo amico e protettore, il Beato Odorico del Friuli: pregatelo, invocatelo, amatelo. Anche lui vi ama, vi benedice, vi protegge e intercede dal Signore Gesù grazie e interventi celesti in vostro favore.
Evviva el Senor Santiago, evviva il Beato Odorico.

padre Luigi Malamocco

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Beato Odorico: A Roma gli atti processuali per la canonizzazione del Beato Odorico

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Pellegrinaggio di sacerdoti asiatici all'urna del Beato Odorico, accolti da Mons. Giulio Gherbezza, Vicario Generale dell'ArcidiocesiChiuso a Udine il martedì di Pasqua 2006, il processo diocesano de vita, virtutibus necnon super continuatione famae sanctitatis et miraculorum del Beato Odorico, i poderosi atti, sigillati dall'arcivescovo Pietro Brollo in tre contenitori, sono stati recati a Roma dai Frati Minori Conventuali già nella giornata del 20 aprile. La consegna da parte del postulatore generale padre Angelo Paleri, con il vicepostulatore padre Tito Magnani, è avvenuta alla Congregazione delle Cause dei Santi alla presenza del cardinale prefetto José Saraiva Martins.
Primo passo ora previsto è l'accettazione da parte del Dicastero vaticano del materiale raccolto, previa verifica dell'osservanza di tutte le prescrizioni della legislazione vigente sulle cause dei Santi. Dopodiché si potrà rendere pubblico quanto raccolto in questi anni di nuove e accurate indagini attorno alla figura di Odorico. Ogni avvio (o riavvio) di causa di canonizzazione è sempre stimolo per serie ricerche e nuove acquisizioni: sarà interessante vedere che cosa è emerso dall'inchiesta condotta dal Tribunale ecclesiastico udinese.
La fase romana della causa, ora iniziata, si presenta più lunga e complessa di quella diocesana. In particolare la Congregazione è chiamata a un giudizio di merito sull'esercizio in grado eroico da parte di Odorico delle virtù cristiane: tale pronunciamento è conditio sine qua non per la canonizzazione. Ma non basterà, perché si dovrà sottoporre all'esame del dicastero anche un presunto miracolo: per cui l'opera oggi più necessaria è quella della preghiera di intercessione, alla quale tutti i credenti possono collaborare, fidenti nella santità del grande missionario.
È indubbio comunque che ora la causa può dirsi veramente uscita dai preliminari e in pieno corso: un risultato concreto non semplice né scontato. Si pensi che esso era in votis già nel 1930-31, quando a tale fine si era predisposto un ricco calendario di iniziative nel sesto centenario della morte di Odorico. L'idea di riprendere l'iter era poi stata caldeggiata pubblicamente a Pordenone nel 1955 dal cardinale Celso Costantini, già delegato apostolico in Cina, durante la commemorazione da lui tenuta nel duomo di San Marco nel bicentenario della beatificazione formale dell'intrepido francescano. Di qui l'importanza del lavoro compiuto dal Tribunale ecclesiastico ad hoc e il rilievo della sua chiusura cui hanno preso parte, nel Palazzo Patriarcale udinese, i tre vescovi del Friuli, molti frati dei minori conventuali e delle altre famiglie francescane, sacerdoti delle città di Udine e Pordenone e il rettore dell'Università del Friuli.

Walter Arzaretti

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Beato Odorico: I 250 anni dalla beatificazione celebrati il 14 gennaio 2005

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Quadro del Beato Odorico, dipinto dal filippino Ernie Patricio e donato alla Parrocchia della B. V. del CarmineCenni di cronaca
La commemorazione dei 250 anni trascorsi dalla beatificazione di Odorico da Pordenone è stata tenuta nella chiesa del Carmine il 14 gennaio 2005 dal dottor Marino Filippo Cavalieri, esperto in cause storiche dei santi e coordinatore del collegio di periti il cui lavoro ha permesso all'Ordinario diocesano udinese di procedere dal gennaio 2002 nella causa. Gli storici avevano prodotto infatti una circostanziata relazione sulla vita, il viaggio, la fama di santità e di miracoli, gli scritti di Odorico e i processi che lo riguardarono nel Settecento.
Alla cerimonia (cui ha fatto seguito una solenne concelebrazione eucaristica) sono intervenuti i vescovi di Udine e Pordenone, religiosi, sacerdoti, studiosi, autorità e fedeli delle due città del beato, Udine e Pordenone, e i Frati Minori Conventuali della Provincia di Sant'Antonio di Padova, che sono i primi depositali della memoria di Odorico.
Il culto al francescano che evangelizzò l'Oriente (fa pensare che il suo Itinerarium abbia toccato tutte le zone colpite recentemente dallo tsu-nami: India, isola di Ceylon, Birmania, Thailandia, Isole Andamane e Nicobare, Malesia, Sumatra!) ebbe inizio immediatamente dopo la sua morte nel 1331, quando il santo missionario operò molti prodigi che furono documentati da una commissione incaricata dal patriarca Pagano Della Torre. Gli atti di tali miracoli, registrati in Friuli e Istria, ci sono stati restituiti come una primizia dal friulano prof. Andrea Tilatti, studioso di agiografia degli Atenei di Bologna e di Udine, che ne ha curato l'edizione critica nella rivista francescana di storia, dottrina e arte "II Santo" del Centro Studi Antoniani di Padova, diretta da p. Luciano Bertazzo.
Nello stesso numero della rivista troviamo anche un importantissimo lavoro scientifico relativo agli Atti della ricognizione effettuata nell'estate 2002 - sempre nell'ambito del processo di canonizzazione - sul corpo semincorrotto di Odorico da Pordenone e seguita da un'equipe di esperti di diversi Atenei, coordinati dal prof. Carlo Alberto Beltrami, direttore dell'Istituto di Anatomia e Istologia Patologica del Policlinico universitario di Udine.
I contenuti di questi corposi lavori di ricerca, che illuminano in maniera significativa il "mondo" di Odorico e rendono testimonianza anche alla devozione e al culto a lui tributati, sono stati presentati il 13 gennaio 2005 presso la sede dell'Ateneo del Friuli, con gli interventi dello storico prof. Paolo Chiesa, del prof. Ezio Fulcheri, docente di Anatomia Patologica a Genova e Torino, e dello stesso Beltrami. È doveroso ricordare che grande parte nella promozione di questi studi va ascritta all'arcivescovo di Gorizia padre Antonio Vitale Bommarco, mancato il 16 luglio 2004.

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Beato Odorico: Inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità del Beato Odorico

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Icona del Beato Odorico nella sacrestia della omonima Chiesa a PordenoneBreve cronistoria
II processo si era aperto nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Carmine in Udine il 13 gennaio 2002 con il giuramento dell'Ordinario Mons. Pietro Brollo e degli altri componenti il Tribunale: mons. Pierluigi Mazzocato, giudice delegato, don Mariano Linossi, promotore di giustizia, Walter Arzaretti, notaio attuario e il diacono Gianfranco Zuliani, notaio aggiunto, oltre che padre Tito Magnani conventuale, vicepostulatore della causa.
Le sessioni del processo sono state trentacinque, compresa quella di chiusura del 18 aprile 2006. Eccettuate la prima e l'ultima, tutte le sessioni si sono svolte presso la sede del Tribunale Ecclesiastico Diocesano a Udine, via Treppo 7.
Ventiquattro sono stati i testimoni citati: cinque membri del collegio dei periti storici preparatorio del processo (erano stati nominati con decreto 5 aprile 2001 dell'arcivescovo di Udine), sette altri storici o esperti in storia e letteratura, sei parroci o già parroci delle comunità più direttamente coinvolte nel culto al Beato Odorico; inoltre l'attuale arcivescovo di Trento (già nunzio apostolico in Estremo Oriente), un missionario in Asia e quattro altri, tutti interessati alla promozione del Beato Odorico da Pordenone. Una buona parte dei testi è stata costituita da laici (11); l'altra parte da sacerdoti religiosi (4), da sacerdoti diocesani (8) e dall'arcivescovo di Trento. Molti tra essi fanno parte della Commissione per la canonizzazione e il culto istituita nel 1998 e che ebbe quale promotore e primo presidente Mons. Antonio Vitale Bommarco.
Le deposizioni sono state rese nell'autunno 2004, secondo il programma concordato dal Tribunale, dando la possibilità a ogni teste di esprimersi con consapevolezza circa quanto andava a dichiarare. Tre dei ventiquattro testimoni, impossibilitati a deporre di persona, si sono fatti presenti con uno scritto. Nel corso del processo è stata compiuta - dal 15 luglio 2002 al 14 gennaio 2003 - la ricognizione medico-canonica sul venerato Corpo semincorrotto del Beato Odorico conservato nella chiesa della B.V. del Carmine in Udine, con il nulla osta e secondo le prescrizioni della Congregazione delle Cause dei Santi. Essa ha permesso di precisare l'età e la causa di morte di Odorico. Gli atti relativi sono stati allegati al processo.
Tutti gli atti processuali (1124 pagine) sono stati trascritti con diligenza dal copista fra Sergio Reschiglian, conventuale. Essi comprendono copiosa documentazione storica raccolta dal collegio dei periti storici e le principali pubblicazioni su Odorico da Pordenone. Il tutto è stato sigillato e rimesso alla Congregazione delle Cause dei Santi.
Il Tribunale è lieto di avere collaborato a mettere in luce la vita, le virtù e la santità di un frate francescano e sacerdote missionario - campione intrepido della fede ed evangelizzatore della Cina, beato da 250 anni con culto in questa sua piccola patria, nell'Ordine suo e anche in Oriente - che molti confidano venga annoverato dalla Chiesa fra i santi canonizzati: e ciò a conferma della perenne validità dell’Euntes del Signore e quale incitamento a dilatare il Regno di Dio, specie nel continente asiatico e fra l'immenso popolo cinese.

Walter Arzarettì
notaio attuario

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Beato Odorico da Pordenone

il beato odorico da pordenone

BEATO ODORICO DA PORDENONE
sacerdote o.f.m., missionario in Oriente, apostolo dei cinesi

LA VITA
Odorico nasce, secondo la tradizione, a Villanova (presso Pordenone) attorno all’anno 1265. Nulla si conosce della sua infanzia; probabilmente la famiglia, da parte del padre, proveniva dall'attuale Cechia. Entra giovanissimo, forse all’età di quindici anni, nell’ordine francescano, tra i frati minori del convento di San Francesco in Udine. Non sappiamo dove abbia fatto la sua professione religiosa, né quando sia stato consacrato sacerdote. Trascorre del tempo come eremita. Insigne per spirito di penitenza, porta il cilicio e le catene di ferro alle braccia. Profonda è la sua umiltà: rifiuta incarichi nel convento e nella provincia dell’ordine. Fruttuosa è la sua predicazione. A un certo momento della sua vita, «frate Odorico di Friuli, d’una terra chiamata Porto di Naone» (come si definisce lui stesso nel suo Itinerarium) chiede di partire per il leggendario Catai, l’attuale Cina, allora sotto il dominio dei Mongoli. Non è il primo europeo a raggiungere quel lontano Paese (il veneziano Marco Polo era salpato per la Cina nel 1271) e neppure il primo missionario. Il francescano Giovanni da Montecorvino vi era stato inviato dal papa Niccolò IV: era arrivato a Khanbaliq (la «città del re», attuale Pechino) nel 1294 e probabilmente nel 1313 era stato consacrato vescovo (patriarca di tutto l’Oriente). Giovanni aveva fondato poi diverse diocesi e in Cina erano giunti altri missionari.
 
IL VIAGGIO
Odorico arriva in Cina dopo un lunghissimo viaggio da lui descritto nell’Itinerarium. Imbarcatosi a Venezia nel 1318, insieme a frate Giacomo d’Irlanda e a Michele da Venezia, approda a Trebisonda (sul Mar Nero). Attraversa quindi via terra l’Armenia e la Persia; salito su una nave ad Hormuz (sul Golfo Persico), sbarca alle foci dell’Indo, a Tana, nei pressi dell’odierna Bombay. Lì accoglie le ossa dei beati martiri francescani Tommaso da Tolentinoo, Jacopo da Padova, Pietro da Siena e Demetrio da Tiflis e le porta con sé a rischio della vita. Continua il viaggio lungo la costa occidentale dell’India, raggiungendo Ceylon e quindi le isole Nicobre, Andamane, Sumatra e Giava. E’ il primo occidentale a mettere piede sul Borneo. Pare sia stato il primo sacerdote a toccare l’arcipelago filippino. Recenti scoperte (frutto della ricerca dello stimmatino p. Luigi Malamocco) hanno permesso di sapere che Odorico arrivato nelle Filippine, nella cittadina di Bolinao, celebra la prima Messa in quella regione.
Il viaggio poi prosegue e, finalmente, da Canton entra in Cina: prosegue per Zaiton, dove depone le reliquie dei martiri di Tana. Raggiunge Nanchino e, proseguendo verso Pechino, fonda una comunità cristiana nello Shandong, segno evidente che, durante il cammino, egli predica, battezza, organizza delle comunità: gli viene attribuita l’amministrazione di ventimila battesimi. Pericoli, torture e rischi di ogni genere costellano il suo procedere verso la meta, raggiunta nel 1324.
 
IL RITORNO
Fra il 1325 e il 1328 è a Khanbaliq, sede di Giovanni da Montecorvino e capitale dell’impero, conquistando anche la simpatia del Gran Khan. Dopo tre anni di permanenza e apostolato, l’arcivescovo ordina a Odorico di tornare in Europa con il mandato di chiedere al Papa l’invio di almeno cinquanta missionari. Frate Odorico percorre questa vota la via di terra: passa per la regione del Tibet, per Turkestan, Pamir, Afghanistan, Persia settentrionale, Armenia, fino nuovamente a Trebisonda. Da qui, con una nave, giunge a Venezia nel 1330 e subito si dispone a proseguire per Avignone,  sede del papato. Giunto però a Pisa, si ammala. La tradizione riferisce di un’apparizione di San Francesco, che gli ordina di tornare al suo «piccolo nido», il convento di Udine, mentre avrebbe pensato lui ad avvertire il Papa della richiesta di nuovi missionari. Odorico, stanchissimo, si ferma a Padova, nel convento del Santo: i cinquantamila chilometri percorsi pesano sul suo fisico. Il ministro provinciale frate Guidotto lo prega più volte e poi gli dà l’obbedienza di scrivere i ricordi del suo incredibile viaggio. Odorico, nel mese di maggio 1330, detta allora al confratello Guglielmo da Solagna l’Itinerarium o Relatio, che sarà noto poi, in diversi codici, anche con i titoli di De mirabilibus mundi, De Rebus incognitis, Novitates. Infine si sposta presso il convento della sua giovinezza, dei suoi studi e del primo apostolato, a Udine. Irriconoscibile per le fatiche e le tribolazioni, muore poco dopo, il 14 gennaio 1331.
 
DOPO LA MORTE DI ODORICO
La salma rimane esposta per giorni nella chiesa di San Francesco e numerosi sono i miracoli attribuiti alla sua intercessione: il patriarca di Aquileia, Pagano della Torre, dispone che siano raccolti e annotati. Tutti ormai chiamano Odorico «beato». Il patriarca si adopera subito anche per la canonizzazione, ma – non giunta al Papa o dispersa la documentazione – si dovrà attendere fino al XVIII secolo per il riconoscimento, da parte di Benedetto XIV, del culto sempre tributatogli lungo i secoli e in particolare presso la stupenda arca marmorea voluta subito dal patriarca per la custodia delle spoglie mortali.
L’arca che accoglie il corpo del beato Odorico è opera del 1332 dell’artista della scuola veneta Filippo de Sanctis. Il cassone marmoreo, ora collocato presso  chiesa della Beata Vergine del Carmine in Udine, in origine si trovava nella chiesa di San Francesco e il suo trasferimento avvenne nel 1771 quando i frati francescani, dal convento di San Francesco dovettero spostarsi presso il convento lasciato libero dai Carmelitani, ora Chiesa del Carmine.
 
LA TRASLAZIONE DEL CORPO
Le antiche cronache, soprattutto la descrizione del Canonico Fistulario, raccontano la solenne processione che accompagnò il trasferimento dell'arca dalla chiesa di S. Francesco al Carmine: precedeva la confraternita del SS. Crocifisso e le altre confraternite con le loro insegne e tutti portavano candele e torce. Seguivano i Cappuccini ed altri frati e poi i seminaristi, i cappellani, i mansionari, i cantori e i Canonici recanti ognuno un reliquiario del Convento. Seguiva l'Arca del Beato Odorico portata da otto sacerdoti in pianeta e, sotto il baldacchino retto da quattro giovani nobili, procedeva l'Arcivescovo. E poi ancora il Luogotenente, i Deputati della città «con uno dei Cancellieri pure ognuno col cero in mano attorniati dai soldati del presidio»; e alla fine una grande moltitudine «i popolo di ogni sesso e grado».
L'arca in marmo fu subito smembrata e adattata ad altare, le quattro colonne messe da parte (furono recuperate in seguito presso l'amministrazione dell'ospedale da Vincenzo Joppi) ed il bassorilievo posteriore rischiò, verso la fine dell'Ottocento, di essere acquistato da un antiquario. Anche il corpo del Beato, tolto dalla sua arca di marmo, passò varie vicissitudini. Infatti, quando nel 1806 i Francescani lasciarono Udine per ritornare nel convento di Padova, onde evitare possibili profanazioni da parte dei soldati che avevano occupato il convento, il guardiano padre Soldà, nella notte del 4 settembre, lo fece di nascosto portare in Duomo. Soltanto parecchi anni dopo l'Arcivescovo di Udine, Rasponi, concesse, con il permesso del Capitolo della Chiesa Metropolitana, di riportare di nuovo al Carmine il corpo di Odorico.
Finalmente nel 1931, in occasione del VI centenario della morte del Beato, l'arca fu ricomposta nelle sue forme originali e collocata nella cappella laterale di sinistra, progettata dall'architetto Cesare Miani (1891-1961) e arricchita nel 2000 dalle belle vetrate di Arrigo Poz. L’artista, memore della funzione didascalica che la vetrata ha avuto soprattutto in epoca gotica, racconta tre momenti della vita del Beato Odorico: nel tondo centrale è raffigurato il Beato, nella vetrata di sinistra la predica in Cina di Odorico e in quella di destra la processione per trasferire l'arca dalla chiesa di S. Francesco a quella del Carmine in borgo Aquileia.
 
L’ARCA ARTISTICA
Il cassone marmoreo poggia su quattro colonne lisce ed è concluso in alto da una elegante cornice scolpita a foglie. Nella specchiatura maggiore, sulla fronte, è narrata «La morte del Beato» che giace sopra un sudario sorretto da due angeli, venerato dal patriarca Pagano della Torre, dal gastaldo di Udine Bernadiggi, da tre frati e dal cameraro. Sotto, suddiviso in tre formelle, il rilievo raffigura il busto di Bertrando con due bandiere che simboleggiano i due Continenti in cui si svolse la predicazione del Beato (quello europeo e quello asiatico); ai lati i busti di due angeli in preghiera. Nel riquadro posteriore è raffigurato Odorico che predica ad una folla di fedeli. La lastra, compresa tra due di alabastro, a differenza di quella posta sulla facciata, si sviluppa in senso verticale per permettere di campeggiare alla figura in piedi del Beato che alza la mano benedicente e stringe con la sinistra il libro dei Vangeli. In alto, iscritto in un semicerchio, un angelo ispira le parole e le azioni del frate francescano. In quest'opera Filippo De Sanctis inserisce, sulla tradizione plastica veneziana, resa più evidente dal contrasto cromatico tra il candido marmo e l'alabastro, le innovazioni della statuaria toscana, di Giovanni Pisano in particolare. Si noti infatti il concitato racconto della Predica ai pellegrini, e soprattutto le belle statue poste agli angoli del Cassone, come S. Francesco, S. Chiara, la Vergine Annunciata e l'Angelo annunciante che «hanno la leggera curvatura all'indietro tipica delle Madonne del Pisano».
 
LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE
Il culto immemorabile al beato Odorico fu riconosciuto il 2 luglio 1755 da Benedetto XIV, che due anni più tardi, concesse all’Ordine la facoltà di celebrare la festa, facoltà poi estesa alle diocesi di Udine e di Concordia-Pordenone.    
Nel secolo XX, in seguito all’edizione critica nel 1929 della relazione del viaggio missio¬nario di Odorico, si ridestò l’interesse per la ripresa della causa di canonizzazione.
Nel 1982 si svolse un Convegno di studio sulla vita e l’opera del beato Odorico e nel 1994 il Ministro provinciale di Padova, p. Agostino Gardin, avanzava esplicita richiesta per la ripresa della causa.
Il 15 aprile 1994 il Postulatore p.Ambrogio Sanna ha presentato il “supplex libellus” all’Arcivescovo di Udine, che ha proceduto all’istituzione di una commissione di storici per la raccolta della documentazione che consenta di provare non solo la continuità del culto, ma soprattutto l’eroicità delle virtù esercitate dal beato Odorico.
La causa di canonizzazione del Beato Odorico è ripresa nell’anno 2002, postulata dai Frati Minori Conventuali. Nel luglio 2002 si è proceduto alla ricognizione medico-canonica del corpo, parzialmente incorrotto. Conclusa a Udine l’inchiesta diocesana per la canonizzazione, gli atti sono stati trasmessi nell’aprile 2006 alla Congregazione delle cause dei Santi che, nel maggio del 2007, ha rilasciato il decreto di validità.  
In questo momento si è in attesa di un passaggio fondamentale: l’ultimazione della compilazione e poi la pubblicazione della Positio, cioè dei documenti storici e delle testimonianze comprovanti la vita da santo, cioè le virtù eroiche e i miracoli, del beato Odorico. L’importante raccolta processuale in fieri comprenderà varie “lettere postulatorie” (cioè di motivata richiesta) giunte a Roma da autorità, ecclesiastiche e non, del “mondo” di Odorico (anche dalla Chiesa nella lontana Cina).  
Le iniziative a sostegno della causa, di culto e divulgazione della figura del Beato Odorico, sono seguite da una commissione, nata nel 1998 per volontà dell’ Arcivescovo p. Vitale Antonio Bommarco, rappresentativa delle diocesi di Udine e Concordia-Pordenone e della Provincia Patavina dei Conventuali.
 
PERCHE’ SANTO?
Che il Beato Odorico meriti il titolo di santo ne sono convinti tutti coloro che si sono avvicinati, in tempi e modalità diverse, al suo carisma di evangelizzatore coraggioso e di camminatore in luoghi impervi e sconosciuti per "guadagnare anime" alla causa cristiana e instaurare un proficuo dialogo con popoli e culture diverse. Qui sta la peculiarità e modernità della causa, la quale è di evidente interesse oltre l'ambito strettamente religioso e trova incoraggiamenti anche presso la Santa Sede. Si consideri che Odorico da Pordenone ebbe come meta del suo viaggio, descritto nel celebre Itinerarium, la Cina e Pechino, con il cui governo il Vaticano tenta di instaurare relazioni a beneficio della libera professione della fede.

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Convegno sul Beato Odorico da Pordenone

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