LA VENERAZIONE DI SANT'ANTONIO AL CARMINE

Sant'Antonio da Padova

Feste e processioni

Una volta non c’era la televisione e veniva in chiesa tanta gente, specialmente nel mese di maggio. Era l’occasione per uscire di casa. I genitori lasciavano uscire le figlie di sera per andare a dire il rosario, e la sera la chiesa era sempre piena di ragazzi. Un po’ di ragazzi dicevano il rosario, un po’ facevano il giretto per via Leopardi e poi dicevano ai genitori che erano andati al rosario.
Le feste erano grandi feste.
La più grande era quella di S. Antonio. Ogni parrocchia cittadina aveva un santo protettore per il quale facevano una grande festa. S. Quirino aveva S. Luigi. Al Redentore facevano la processione di S. Lucia. A S. Giorgio facevano la processione dell’Immacolata.

La festa di S. Antonio

Qui al Carmine la festa più grande era quella di S. Antonio. Era un santo venerato perché dicevano che faceva tanti miracoli. La processione era la domenica dopo il 13 giugno e vi partecipava tutta la città. Ci sono fotografie della processione con via Aquileia piena di gente. Si vedeva passare questa processione, portavano la statua del santo, andavano per via Bertaldia, giù per via Piave e tutta via Aquileia. C’era la banda, poi la sera - non c’era qui il cortile, c’era la caserma - facevano un concertino in piazzetta del Pozzo.
Per la festa di S. Antonio, la mattina facevano messa solenne, cantata. Al pomeriggio si tornava in chiesa di solito alle 17,30 e c’era la predica. Si chiamava sempre un oratore o un monsignore dal Duomo per una grande predica. Poi si svolgeva la processione. Il tempo non era sempre clemente e allora “mah, sì, no, spettin, allunga la predica, che vediamo se vien buon tempo, accorcia la predica sennò viene a piovere”. Ogni anno c’era questo dilemma, si esce, non si esce!.
A Sant’Antonio c’era un grande pranzo offerto dalla parrocchia. La statua di Sant’Antonio veniva messa in chiesa su una portantina, una sedia che è ancora di sopra, e tredici giorni prima, ogni sera facevano una tredicina, una funzione per tredici giorni in onore di S. Antonio. Poi S. Antonio veniva portato fuori a braccia, c’erano due stanghe che si infilavano nella portantina e quattro uomini sulla spalla a turni, due coppie di quattro. C’erano otto famiglie che avevano la prerogativa di portare la statua, avevano una cappa blu. Invece quelli del Santissimo avevano una cappa rossa perché portavano il baldacchino. Erano sempre quelle famiglie, di generazione in generazione. Ci sono ancora persone che hanno la cappa azzurra a casa. Tante famiglie avevano gli orti e S. Antonio cade nella stagione dei gigli.
Si portavano in chiesa i gigli, qualche volta anche decine e decine, c’era un certo odore che faceva anche male. Si metteva allora una tinozza fuori da chiesa e lì si mettevano i gigli.

Tratto dal libretto “Vi racconto … Intervista a Sergio Nonino sagrestano della parrocchia del Carmine” (2008)

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